Diritto e la Rete

WhatsApp e Facebook (e i vari te lo avevo detto)

WhatsApp e Facebook, in questi ultimi giorni, sono finiti sotto i riflettori per una “questione di dati“.

Te lo avevo detto io che bisogna cancellarsi dai gruppi di mamme, di calcio, di basket, di nuoto, di feste e compleanni vari“.

Certo, l’avevano detto in tanti, ma per motivi sempre diversi. I gruppi delle mamme sono delle seccature, i figli devono imparare senza l’aiuto delle mamme che chattano di compiti ed esercizi scritti male sul diario, i figli devono sostanzialmente imparare da soli. E WhatsApp è un mostro. Più o meno il senso è questo.

Eppure i motivi per cui l’Antitrust si sta occupando di WhatsApp e Facebook sono ben altra cosa.

Si parla di cessione e scambio di dati tra WhatsApp e Facebook nonchè di clausole vessatorie.

Vi ricordate che WhatsApp poco tempo fa ha modificato i termini contrattuali? Lo sapete che in quelle modifiche era ricompresa anche una clausola che prevedeva la cessione a Facebook dei vostri dati? Lo sapete o avete accettato senza leggere alcunchè?

Molti di quelli che adesso invocano il più classico “io lo avevo detto” sono quelle stesse persone che hanno accettato passivamente, senza leggere, senza approfondire, cliccando semplicemente su un bottone “perchè tanto sei obbligato a fare così“.

No, non eri obbligato. Bastava leggere. C’era il modo per evitare questo automatismo attraverso una scelta (irreversibile) di vietare la trasmissione dei dati. C’era, eccome, ma molti non se ne sono minimamente interessati.

Ora, l’Antitrust sta indagando perchè questa scelta non era così evidente, la app di messaggistica non ha evidenziato correttamente la possibilità per l’utente di decidere in maniera consapevole cosa fare, se consentire o vietare questa cessione.

Ah ecco, vedi, ci hanno ingannato“.

Ecco, non sarei così categorica.

Quante volte hai letto i termini di un aggiornamento? Quante volte hai letto le condizioni di un servizio? Quante volte hai cliccato su un tasto solo per proseguire nella (errata) convinzione che non si potesse fare diversamente? Quante volte ti sei informato se c’erano strade e possibilità diverse?

Che WhatsApp e Facebook non abbiano avuto un comportamento trasparente questo sì, ma nemmeno tu che hai accettato passivamente hai tenuto un comportamento corretto, ne sei consapevole, vero?

L’Autorità sta investigando anche con riferimento alla vessatorietà di alcune norme che riguardano la possibilità di recesso solo per il professionista, il foro competente e la possibilità per WhatsApp di modificare unilateralmente le condizioni di utilizzo.

Intanto si indaga.

Rimane in ogni caso il fatto che online non c’è mai nulla di “obbligatorio”. C’è sempre la possibilità di scegliere tra l’accettare le condizioni di utilizzo di un certo servizio e il rifiutare le stesse condizioni. È una scelta che presuppone la conoscenza di ciò che si sta accettando o rifiutando. Diversamente si cade in errore a prescindere da qualsiasi opzione si segua.

[Sì, in ogni caso, WhatsApp secondo me doveva spiegare le questione in maniera più chiara, sì ha sbagliato anche chi non ha letto attentamente e sì c’era il modo per evitare la trasmissione dei dati, bastava una semplice ricerca su un motore di ricerca].

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