Diritto e la Rete

Responsabilità dei siti per i commenti dei lettori

La Cassazione, con la sentenza 54946/2016, riconosce la responsabilità dei siti anche con riferimento ai commenti dei lettori.

Tutti ne parlano, tutti dicono la loro.

Sarà perchè il principio è in contrasto con quanto stabilito dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

Sarà che la persona offesa è una persona nota, il presidente della Figc Tavecchio.

IL CASO

Un sito che si occupa di calcio dilettantistico pubblica un commento di un utente dal contenuto diffamatorio.

L’utente in questione apostrofa l’allora Presidente della Lega Nazionale Dilettanti della Figc con epiteti piuttosto offensivi.

Nei giorni successivi alla pubblicazione, inoltre, lo stesso utente invia il certificato penale di Tavecchio all’amministratore del sito.

Il commento rimane pubblicato e nessuna azione viene intrapresa nei confronti del contenuto diffamatorio.

L’amministratore del sito, nonchè legale rappresentante della società gerente il sito stesso, viene processato per il reato di diffamazione.

LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La Suprema Corte rigetta il ricorso contro la sentenza della Corte d’Appello con la quale il legale rappresentante era stato ritenuto responsabile del concorso nel reato di diffamazione, con condanna al pagamento dei danni liquidati in 60.000 euro.

LA RESPONSABILITÀ DEI SITI

La Cassazione fonda la propria decisione sulla inerzia tenuta da parte del legale rappresentante a fronte della pubblicazione di un contenuto diffamatorio sul sito. Secondo la Suprema Corte, infatti, l’aver omesso qualsiasi tipo di attività rispetto ad un commento offensivo ha contribuito a mantenere e diffondere l’efficacia diffamatoria dello stesso, rendendo di fatto l’amministratore del sito colpevole dello stesso reato commesso dall’autore del commento, ovviamente a titolo di concorso.

QUALE CONDOTTA TENERE?

L’unica condotta corretta sarebbe stata quella di eliminare il commento diffamatorio non appena avuta conoscenza dello stesso. Nel caso specifico l’invio da parte dell’autore del commento del certificato penale di Tavecchio per posta elettronica avrebbe dovuto mettere in allarme l’amministratore del sito che avrebbe dovuto provvedere alla eliminazione del commento, ancora presente, invece, al momento del sequestro del sito stesso.

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