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06/04/2017

Cyberbullismo, scuola e famiglia

Oggi, 4 giugno, è la giornata internazionale dei bambini innocenti vittime di aggressioni che ha come scopo quello di riconoscere il dolore sofferto dai bambini in tutto il mondo, vittime di abusi fisici, psicologici ed emotivi.

Rientrano senza dubbio alcuno tra gli abusi in questione anche quelli legati al cyberbullismo e a metodologie di gioco portate alla ribalta della cronaca dai mass media nelle ultime settimane.

Il cyberbullismo è una particolare forma di bullismo che viene realizzata attraverso l’utilizzo degli strumenti informatici.

Sms, messaggi di WhatsApp o qualsiasi altra App di messaggistica, social network, commenti online e via dicendo.

La vittima viene colpita attraverso questi strumenti e, proprio in virtù delle interconnesioni tra la vita reale e la Rete, il cyberbullo entra prepotentemente nella sua vita.

Mentre gli atti di bullismo sono circoscritti  in un determinato ambiente, lasciato il quale la vittima può sentirsi al sicuro (per esempio tornando a casa), nel cyberbullismo la vittima non trova “riparo” in alcun modo (per un approfondimento sugli aspetti psicologici del bullismo e del cyberbullismo ti consiglio di leggere il post della psicologa Tiziana Capocaccia).

Nelle scorse settimane siamo finalmente arrivati ad una stesura definitiva della legge contro il cyberbullismo, normativa ormai indispensabile per la lotta alla diffusione di questo fenomeno.

Ecco i punti fondamentali della legge.

CYBERBULLISMO: PER LA PRIMA VOLTA C’È UNA DEFINIZIONE LEGISLATIVA

Si parte in primo luogo dalla definizione giuridica del fenomeno del cyberbullismo che ne delinea in maniera precisa i contorni e le caratteristiche.

Integra gli estremi del bullismo telematico, dunque, ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, manipolazione, acquisizione o trattamento illecito di dati personali realizzata per via telematica in danno di minori. A ciò si aggiunge la diffusione di contenuti online (anche relativi a un familiare) al preciso scopo di isolare il minore mediante un serio abuso, un attacco dannoso o la messa in ridicolo.

CYBERBULLISMO: SI POSSONO OSCURARE I SITI WEB

Il soggetto minore di età compresa tra i 14 e i 18 anni potrà chiedere in prima persona al gestore del sito o del social o al titolare del trattamento di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti incriminati.

Ciò significa che la vittima di atti di cyberbullismo potrà intervenire direttamente senza il necessario tramite di un adulto, sebbene sia ancora minorenne, proprio al fine di garantire quella tempestività necessaria per “bloccare” gli effetti negativi di certi comportamenti in Rete.

Qualora l’intervento non avvenga nelle 48 ore, l’interessato può rivolgersi al Garante della Privacy che interviene direttamente entro le successive 48 ore.

Doppia possibilità, quindi, di azione.

48 ore per l’intervento diretto della vittima (anche personalmente se di età superiore a 14 anni o tramite il genitore) e possibilità di interessare il Garante della Privacy se ormai decorso il predetto termine.

CYBERBULLISMO CONTRASTATO ANCHE A SCUOLA

La scuola viene coinvolta in prima persona nel contrasto degli atti di bullismo digitale.

Il Ministero del’Istruzione ha il compito specifico di predisporre linee di orientamento, di prevenzione e contrasto al fenomeno puntando sulla formazione del personale scolastico, la promozione di un ruolo attivo degli studenti e la previsione di misure di sostegno e rieducazione dei minori coinvolti.

Le singole scuole, invece, oltre alla predisposizione di piani di educazione alla legalità e all’uso consapevole di internet, dovranno designare un referente per le iniziative contro il cyberbullismo.

Il preside, a propria volta, per tutte quelle ipotesi in cui gli atti di bullismo non costituiscano reato, dovrà prontamente informare le famiglie dei minori coinvolti e attivare adeguate azioni educative.

Un piano, quindi, che riguarda tutta la scuola nei sui vari organi, partendo dal Ministero e coinvolgendo ogni singola realtà.

AMMONIMENTO DEL QUESTORE ANCHE PER IL CYBERBULLISMO

Qualora gli atti commessi integrino gli estremi di reato (come nel caso di ingiuria, diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati personali via web) fino a quando non vi sia una querela o denuncia, il cyberbullo, potrà essere formalmente ammonito dal questore che lo inviterà a non ripetere gli atti vessatori.

Insieme al minore sarà convocato anche un genitore e gli effetti dell’ammonimento cesseranno con il compimento della maggiore età.

MONITORAGGIO E PIANO D’AZIONE CONTRO IL CYBERBULLISMO

Per garantire la totale prevenzione, nonchè la repressione di questo fenomeno presso la Presidenza del Consiglio verrà istituito un tavolo tecnico con il compito di redigere un piano di azione integrato e realizzare una banca dati per il monitoraggio del fenomeno.

LE AZIONI CHE AFFIANCANO LA LEGGE

Esiste una problematica collegata al cyberbullismo che deve essere affrontata a prescindere dalla legge?

A mio avviso la risposta non può che essere affermativa.

Esiste, infatti, un problema collegato alla consapevolezza e alla (corretta) percezione di questo fenomeno da parte di adulti e ragazzi.

Cyberbullismo: i nostri ragazzi sanno davvero di cosa si tratta?

I nostri ragazzi hanno sicuramente sentito parlare di cyberbullismo, qualcuno avrà anche spiegato loro di cosa si tratta, ma siamo sicuri che ne comprando appieno le dinamiche?

Sanno utilizzare correttamente la Rete?

Hanno piena coscienza dei meccanismi con i quali funziona Internet?

Siamo certi che abbiano ben chiaro il meccanismo della condivisione in Rete e a quali conseguenze può portare un utilizzo errato di questo strumento?

Sanno, per esempio, che una volta pubblicato un contenuto ne perdono completamente il controllo?

Sono consapevoli del fatto che ciascuno di noi è artefice della propria identità digitale e che ciò che pubblichiamo contribuisce a crearla?

Hanno la percezione della potenzialità negativa che può avere un comportamento persecutorio nei confronti di una determinata persona?

Cyber-bullismo. Tu che cosa ne sai?

A chi spetta spiegare le cose?

Parlare di certi argomenti non è di certo facile, spiegare con precisione certi fenomeni così gravi (e dai potenziali risvolti delicati) neppure.

Ma spetta alla famiglia o spetta alla scuola?

Ormai questo è diventato un refrain molto diffuso, soprattutto dal momento che certi genitori riversano sulla scuola aspettative sull’educazione dei propri figli molto specifiche.

Si potrebbe dire e si potrebbe scrivere di tutto, ma il problema rimarrebbe, non tanto con riferimento al soggetto deputato a parlare di certi argomenti, quanto alle competenze dello stesso.

Mi ha tolto l’amicizia su Facebook, sono vittima di cyberbullismo“.

Andiamoci piano, non è proprio così.

Mi ha insultata in un gruppo di WhatsApp, è chiaramente cyberbullismo“.

Anche in questo caso bisogna valutare attentamente.

Il termine cyberbullismo infatti viene molto spesso utilizzato senza aver ben presente di cosa si tratta.

Se grido alla scandalo e dichiaro di essere vittima di cyberbullismo per ogni singolo episodio che avviene online, forse non sono il soggetto più idoneo per parlare di questo argomento.

Non lo sono neppure se etichetto la Rete come un mostro e ne vieto l’utilizzo.

L’unica soluzione possibile (e sensata) è quella di documentarsi prima di affrontare temi così delicati.

Cyberbullismo: prima di tutto è necessaria l’informazione

Come in tutte le cose la prima regola è l’informazione.

“Che scoperta, figurati se non mi documento prima di parlare di certi argomenti”

Può sembrare strano, ma succede anche questo.

Si parla a sproposito.

Si dicono cose non vere.

Si riportano notizie false o frammentarie.

Si và avanti sull’onda del “sentito dire”.

Il corretto utilizzo della Rete passa necessariamente anche attraverso questo aspetto.

Senza la conoscenza approfondita dello strumento, che di per sè è neutro, si rischia di demonizzarlo senza motivo.

Certo Internet nasconde pericoli e tranelli.

Basta saperli riconoscere e basta saperli evitare.

La tecnologia va compresa e utilizzata nel modo corretto, non di certo subita.

 

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