Diritto e la Rete

Charlie Hebdo, satira e coerenza

Charlie Hebdo pubblica una vignetta sul terremoto di Amatrice. Brutta, fuori luogo e che suscita il mio sdegno, così come quello di gran parte delle Rete.

Poi qualcuno si prende la briga di spiegare che la vignetta ha un significato diverso da quello che può sembrare. Il mio giudizio non cambia, così come quello di tanti altri.

Charlie Hebdo, come un bambino sorpreso con le mani nel vasetto della marmellata, coglie al volo l’ancora di salvezza (salvezza? mah…) e a ruota pubblica una seconda vignetta che serve per spiegare la prima.

Gli stessi che, immediatamente dopo l’attentato avvenuto nella redazione del giornale satirico, avevano manifestato la loro solidarietà con il #jesuischarlie adesso prendono le distanze con #iononsonocharlie.

E su questa presa di posizione francamente mi viene da pensare.

#jesuischarlie difendeva la libertà di espressione.

Era tuttavia inserito in un contesto molto particolare.

Charlie Hebdo è un giornale che fa satira. Anzi…fa satira per così dire “estrema” (alcuni la chiamano satira “pura”).

Prima dell’attentato terroristico il giornale e le sue vignette erano sconosciute ai più. Subito dopo tutti si sono schierati a difesa di quella libertà di espressione dalla quale oggi si prendono le distanze.

Il dubbio che mi viene è che molti di coloro i quali hanno sbandierato il #jesuischarlie su tutti i social network si siano lasciati trascinare dal sentimentalismo, dalla solidarietà comune, dalla condanna per un atto terroristico senza essere in realtà pienamente consapevoli del significato di quel motto santificato in un hashtag.

La libertà di espressione che si difende nel momento in cui si dichiara #jesuischarlie non è una libertà generica, ma la libertà di esprimersi attraverso la satira (Charlie Hebdo è un giornale satirico) e un certo tipo di satira molto particolare, che non si ferma davanti a nulla, che colpisce indistintamente chiunque e qualsiasi cosa.

Può trattarsi di religione, qualsiasi religione, così come di politica.

A suo tempo avevo interrogato l’oracolo Google e avevo dato un’occhiata alle vignette di Charlie Hebdo. Pesanti, dure, forti, crude, in molti casi eccessive.

Non mi erano piaciute così come non mi è piaciuta quella sul terremoto.

#jesuischarlie, per me, non era la condanna dell’atto terroristico, era la difesa di un diritto che portava a qualcosa che, personalmente, non mi piaceva. Difendeva una satira che io non condividevo e non condivido neppure oggi.

L’attentato andava condannato? Assolutamente sì, nemmeno da chiedere.

La libertà di espressione andava (e va) difesa? Assolutamente sì, anche in questo caso, non sarebbe nemmeno da chiedere.

La libertà di espressione ha dei limiti o può essere esercitata in maniera del tutto libera ed incondizionata? Opto per la prima soluzione perchè laddove si può esercitare un diritto esiste pur sempre un confine oltre il quale non ci si può spingere, un limite oltre il quale non si può andare: il diritto altrui.

Il mio diritto finisce esattamente laddove inizia il diritto di qualcun altro.

Se #jesuischarlie difendeva la libertà di espressione nei confronti di un popolo di religione diversa dalla nostra, non si può, adesso, prendere le distanze con #iononsonocharlie. Se era libertà (incondizionata) allora, lo deve essere anche oggi, indipendentemente che colpisca noi o una religione diversa dalla nostra.

Che poi la vignetta sul terremoto non piaccia siamo tutti d’accordo, ma è un discorso diverso, bisogna in ogni caso essere coerenti.

Se si difende un diritto lo si deve difendere in maniera totale, non a seconda del suo esercizio.

In certi casi, invece, ci si lascia trasportare, si segue l’onda del momento in maniera del tutto acritica. Si agisce molto d’istinto, soprattutto in momenti emotivamente difficili a livello collettivo.

Ci si schiera solo perchè lo fanno gli altri o perchè in realtà si ha piena coscienza del significato di ciò che si sta facendo?

A volte basterebbe qualche riflessione in più per non cadere in contraddizione ed essere costretti a fare un passo indietro con buona pace della coerenza di ciascuno di noi.

 

7 thoughts on “Charlie Hebdo, satira e coerenza

  1. Sai cosa penso anche, che molte cose che succedono molti di noi non ne capiscono il significato e si accodano alla massa che sui social fa o mette nuove tendenze, quando poi le “disgrazie”succedono in casa tua li allora ti senti toccato nel profondo. Quel tipo di satira non mi piace, né fatta su di noi ne fatta su altri. E si, la libertà di espressione ci deve essere, ma non deve ledere la sensibilità altrui.

    1. Giusi concordo con te. Il problema è che purtroppo per capire il reale significato delle tendenze o più in generale di ciò che accade sui social basterebbe essere un po’ più critici. La libertà di espressione ingloba anche la satira, per carità. Se la difendo con #jesuischarlie allora non posso indignarmi se colpisce direttamente me. Poi ribadisco a me non è piaciuta allora e non piace nemmeno adesso. Libertà di espressione assolutamente sì, ma non indiscriminata e senza limiti.

  2. Federica, hai colto nel segno. Se allora ritenevo che la libertà di satira non debba scadere nella libertà di offesa, lo penso ancora di più oggi. Allora facevano satira su una religione, oggi sulla morte ed il dolore della gente che ha perso tutto.
    Sono sempre convinta che uccidere per una vignetta sia un delitto orribile, ma come dici tu, la libertà di satira ha comunque dei limiti di decenza che non dovrebbero essere superati.
    Credo che quando c’è stato l’attacco terroristico la gente abbia deciso di schierarsi per #jesuischarlie per ribadire che non si dovrebbe uccidere per limitare la libertà di pensiero, e sono completamente di questa idea.
    Solo che tanta gente non si è informata su cosa fosse davvero Charlie…

  3. Si confonde molto la libertà di pensiero con le offese gratuite e la leggerezza con cui si dicono le cose. Alle volte non ci si pone un limite. Penso che Chalie Hebdo ai propri limiti non ci abbia mai pensato.

  4. Sai Fede, io penso che la satira sia una cosa bruttissima.
    Lo penso da quando in seconda media la prof di italiano ci spiegò di cosa si trattasse. Pensai che era una cosa brutta perché è cattiva.
    La satira è cattiva. Da sempre. Dall’antica grecia.
    A differenza della parodia, della comicità, che sono per lo più bonarie.
    La satira invece no.
    La satirà si porta dentro proprio un quanto di cattiveria. E’ il suo corredo genetico.
    Allora a me non piace proprio la satira. Mai.
    Però il mio pensiero ora come allora resta questo:
    “Darei la vita per difendere la tua libertà di espressione, ma ti staccherei la testa per le idiozie che stai dicendo” (cit.)
    Perché è troppo più importante la libertà di parola.
    Anche se la satira per me potrebbe non esistere per quanto la trovo brutta e cattiva, tutta, non una vignetta soltanto. Tuttavia, la mia pancia grida l’importanza di poter dire i miei pensieri, e ciascuno i suoi. Ognuno responsabile delle conseguenze.

    1. Assolutamente d’accordo con te Tiziana. Non c’è proprio niente da aggiungere a ciò che hai scritto.

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